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FUDDY MEERS (ECHI PENETRANTI)

Una dark comedy di David Lindsay-Abaire
Produzione: 2012

E se un giorno ti svegliassi senza memoria?

Non un volto, non un profumo, nessuna voce, nessun ricordo.
Una tabula rasa.
E se questa non fosse una giornata qualsiasi?

Il viaggio di Claire tra zeppole, afasie, burattini e fette di pancetta in una dark comedy che tra le risate si inabissa nella parte più profonda dell’animo umano, dove si nascondono la diversità e la violenza.

 

Con David Pherrachaj, Federica Rossin, Giorgia Aglio, Greta Temporin, Jacopo Mazzetto, Matteo Piasentini, Nicola Tinazzo e Roberto Penzo

Scenografia: Roberta Gorni e Sarah Lanzoni
Lighting design: Ciro Mattia Gonano
Colonna sonora e effetti: Roberto Penzo
Video: Ciro Mattia Gonano e Giulio Bonanome
Traduzione e adattamento: Ciro Mattia Gonano

Regia: Ciro Mattia Gonano

Note di regia

Lo specchio è sempre stato suggestione e meraviglia per l’uomo: Archimede lo piega ad arma bellica, Carroll ne fa portale attraversato da una curiosa Alice, Narciso ci si perde ammaliato dalla propria immagine, in Stoker diventa maledizione per un Vlad Tepes dannato, e altri innumerevoli scrittori, pittori, registi e artisti in genere ne fanno tema portante per le loro opere.
Solo un pugno di specie animali al mondo ha la capacità di riconoscere il sé nell’immagine riflessa, e il confronto con lo specchio, che restituisce la più reale delle rappresentazioni virtuali, diventa un’esperienza profonda, per quanto possa sembrare banale.

Leggendo Fuddy Meers è cristallino come lo specchio sia il fil rouge che, senza mostrarsi, guida l’intero spettacolo: lo scontro con il proprio vero io e la sua accettazione, come per Atreyu alla Seconda Porta Meridionale ne La Storia Infinita, diventa prova fondamentale per la salvezza o la dannazione.
Una prova che inevitabilmente coinvolge lo spettatore.

Ho scelto il fumetto come mio personale specchio, richiamando la perdita della terza dimensione, la profondità, in ogni elemento dello spettacolo: la scenografia, gli oggetti, gli attori stessi si appiattiscono, si fanno specchio, appunto, di azioni troppo inumane per essere davvero reali.
Eppure tristemente attuali e quotidiane.
Una tabula rasa su cui compare via via il disegno della memoria, e la linea diventa parola, il tratto pensiero, la forma immagine, portando infine a pensare che questa bidimensionalità sia più profonda di molta nostra tridimensionalità.

Nel portare sul palco uno spettacolo la conquista più grande è farne scivolare nella tasca dello spettatore un pezzetto, così, senza che se ne accorga, da ritrovare per caso nei giorni seguenti.
Dovesse succedere, non buttatelo via, ma conservatelo gelosamente, e ogni tanto riguardatelo.

Ciro Mattia Gonano

 http://www.teatronexus.it/repertorio/fuddy-meers-echi-penetranti 

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